martedì, giugno 06, 2006

Libertà di parola, retorica e giornalismo

L'ottimo (mi rettifico: "il pessimo") 1972 segnala l'intervista rilasciata dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad al settimanale tedesco Der Spiegel ed il successivo commento alla stessa, apparso sulla National Review, a firma di Michael Ledeen, noto studioso statunitense.

Lo Spiegel interroga Ahmadinejad sull'Olocausto:
SPIEGEL: Continua a sostenere che l'Olocausto è soltanto un "mito"?
Ahmadinejad: Riconoscerò qualcosa come veritiero soltanto quando sarò veramente convinto.
SPIEGEL: Anche se nessuno studioso occidentale nutre alcun dubbio riguardo all'Olocausto?
Ahmadinejad: Ma in Europa ci sono due scuole di pensiero al riguardo. Un gruppo di studiosi o persone, la maggior parte dei quali politicamente orientati, sostengono che l'Olocausto è avvenuto. Poi c'è un gruppo di studiosi che rappresenta la posizione opposta e per questo sono stati, per la maggior parte, messi in prigione. Quindi, deve essere costituito un gruppo imparziale che indaghi e si pronunci su un argomento così importante [...] Sarebbe quindi molto utile se un gruppo internazionale e imparziale prendesse in esame la materia allo scopo di chiarirla una volta per tutte. Di solito, i governi promuovono e sostengono il lavoro dei ricercatori sugli eventi storici e non li mettono in prigione.

L'imbarazzo dei giornalisti dello Spiegel è tale che fanno finta di non capire:

SPIEGEL: Chi sarebbero? Quali ricercatori intende?
Ahmadinejad:
Dovreste saperlo meglio di me; avete l'elenco. Ci sono persone in Inghilterra, in Germania, in Francia e in Australia.

Infatti avevano capito perfettamente:
SPIEGEL: Probabilmente lei intende, per esempio, l'inglese David Irving, il tedesco-canadese Ernst Zündel, che è sotto processo a Mannheim, e il francese Georges Theil, tutti negatori dell'Olocausto.
L'imbarazzo dei giornalisti dello Spiegel è facilmente spiegabile. Ahmadinejad, pur essendo per nulla credibile come paladino della libertà di ricerca e di pensiero,
ha detto una cosa vera. E cioè che in Europa chi mette in discussione l'Olocausto viene processato e gettato in carcere.

E' il caso
, per esempio, di David Irving condannato a tre anni di carcere dalla corte d'assise di Vienna per apologia del nazismo.

Fa una certa impressione che, nell'Europa del 2006, si possa essere incarcerati per reati di opinione ed è quindi comprensibile il disorientamento dei giornalisti dello Spiegel, che non possono far altro che incassare.

Ma secondo Michael Ledeen, i tre giornalisti tedeschi si sono dimostrati degli "incapaci", essendo caduti nelle "trappole retoriche" di Ahmadinejad, mentre avrebbero dovuto
rintuzzarlo, anche loro, a colpi di retorica:

Quando l'intervistatore dello Spiegel prova a suggerire che esiste una grande quantità di prove per l'Olocausto, Ahmadinejad, in un primo momento, ricorre ad uno dei suoi soliti sistemi per tappare la bocca al proprio interlocutore (“Di solito, i governi promuovono e sostengono il lavoro dei ricercatori sugli eventi storici e non li mettono in prigione”), come se il suo regime non avesse arrestato, torturato ed assassinato migliaia di iraniani che avevano provato a dire la verità sulle azioni del regime. Poi aggredisce il povero tedesco: Perché vi sentite in dovere di appoggiare il Sionismo? Perché voi tedeschi vi sentite ancora in colpa per l'Olocausto? “Perché, oggi, il popolo tedesco deve essere umiliato a causa di un gruppo di persone che commisero crimini in nome del popolo tedesco nel corso della storia?” Il giornalista dello Spiegel non ha la prontezza di chiedere ad Ahmadinejad come mai i jihadisti come lui basino le proprie azioni su eventi verificatisi secoli fa e poi hanno il coraggio di condannare i tedeschi perché si sentono colpevoli per le azioni dei loro genitori.

Michael Ledeen, "The Iranian Challenge", NRO, May 31, 2006

Quindi, secondo Ledeen, compito del giornalista non sarebbe ricercare e analizzare per raccontare ai suoi lettori qualcosa che si avvicini, anche vagamente, alla verità dei fatti, lasciando spazio al dubbio; non sarebbe, nel caso di un'intervista, porre domande all'intervistato in modo da farne emergere il pensiero in modo sufficientemente chiaro e obiettivo. Compito del giornalista sarebbe, secondo Ledeen, esporre i fatti dal proprio punto di vista ed utilizzare gli strumenti della retorica per criticare (o elogiare, a seconda dei casi) il pensiero degli intervistati allo scopo evidente di influenzare il lettore.

Non c'è dubbio che questo avvenga in continuazione, in ogni parte del mondo.


Ma non sarebbe stato meglio se i giornalisti dello
Spiegel avessero potuto rispondere, senza ricorrere alla retorica e senza mentire: "No, signor Presidente. Lei si sbaglia. In Europa, a differenza di quanto accade nel suo paese, ciascuno è libero di pensare e dire ciò che vuole e nessuno viene processato e imprigionato per le proprie opinioni, per quanto aberranti possano essere. Ciascuno è libero di esibire i simboli, politici o religiosi, che preferisce: croce cristiana, croce uncinata, croce celtica, falce e martello..."?

Non hanno potuto farlo.

P.S.
In effetti, in Europa come nel resto del mondo, esibire il simbolo della "falce e martello" è perfettamente legale.

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