Prima l'emergenza Rom, che ha portato alla bella idea di rilevare le impronte digitali a tutti i cittadini italiani. Ora la scatola nera per gli autoveicoli. Domani ci spiegheranno che per esigenze ineliminabili di razionalizzazione, efficienza e riduzione dei costi, sarà necessario l'impianto di un chip sottocutaneo ad ogni cittadino. Un chip che fungerà da carta d'identità, passaporto, tessera sanitaria, carta di credito e scatola nera. Tutto questo a nostro vantaggio naturalmente. Aggiungiamo l'esercito per le strade, per la nostra sicurezza, e il quadro è completo.Non crede che l’effetto deterrenza della patente a punti si stia esaurendo e che serva più severità?"
Non c’è dubbio che si debba essere più severi. Servono più controlli e serve una svolta culturale che non può non passare dalla scuola, nella quale, e ne parlerò con la collega Gelmini, bisogna portare l’educazione stradale come materia vera e propria. E poi serve la tecnologia...".
Nel senso?
"Vorrei che in ogni auto ci fosse qualcosa di simile a una scatola nera. Che registrasse velocità, durata del periodo di guida, eventuale uso del telefonino senza il vivavoce e altri parametri che i tecnici potranno individuare. Che magari si possa interfacciare con segnali radio nei pressi di incroci pericolosi, tratti con divieto di sorpasso, o aree urbane. Ci sarà certo qualcuno che invocherà la libertà del cittadino, la privacy. Ma a loro rispondo che gli incidenti stradali sono una emergenza e noi dobbiamo fare in modo che tragedie come quelle dei sette giovani morti in Salento non debbano ripetersi. Sistemi tecnologici come il ‘tutor’, installati in molte autostrade per garantire il rispetto dei limiti di velocità, hanno dato risultati molto positivi, e vanno estesi, se possibile anche a superstrade. Ma incidenti come quelli del sabato sera accadono anche su strade provinciali, comunali, superstrade. Serve qualcosa di più, e la tecnologia può aiutare. I giovani non hanno il diritto, ma il dovere di divertirsi. Ma dobbiamo evitare che possano autodistruggersi".
martedì, agosto 12, 2008
Di emergenza in emergenza ci ritroveremo con il chip sottocutaneo
Alessandro Farruggia di Quotidiano.net intervista il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli:
giovedì, agosto 07, 2008
La crisi? Difficile dire quando finirà
Così scrive il Corriere della sera titolando una dichiarazione di Tremonti.
Ma Tremonti ha detto un'altra cosa:
Ma Tremonti ha detto un'altra cosa:
Guardando oltre i confini nazionali il ministro dell'Economia ha detto che «è difficile definire la tempistica della crisi internazionale. La crisi c'è, è in qualche modo sospesa, ma si manifesta a precipizio e all'improvviso».
Fonte: Corriere.it
Quindi la crisi non si è ancora veramente manifestata in tutta la sua drammatica portata. Quando saremo travolti dalla valanga?
venerdì, giugno 30, 2006
Il desertificatore si lamenta del deserto
Bella questa! Letizia Moratti incontra il "popola della moda" a Palazzo Marino per brindare alla conclusione delle sfilate "Milano Moda Uomo" e Giorgio Armani si lamenta del "centro disabitato dopo una certa ora".Giorgino, non contento di vendere i soliti stracci e gadget varii, offre anche cibo spazzatura (fusion nippo-peruviana!) nel suo localino per fighetti lobotomizzati che, però, è poco frequentato. E allora lui si incazza e protesta:
[...] i locali chiudono perché dicono che in centro non c'è nessuno.Grazie al cazzo! Chi vuoi che vada in un centro commerciale chiuso? E chi ha trasformato il centro di Milano in uno spaccio di stracci per turisti giapponesi?
Ma, lamenta Giorgino:
[...] forse dovrebbero tenere aperto, all'inizio rischiando, certo costa...Come dire, la faccia come il culo!
In compenso dalla Moratti arrivano segnali positivi. Accoglie, sì, gli stilisti con il consueto garbo:
Il Comune è casa vostra, per voi le mie porte sono sempre aperte, sappiate di poter contare su di me.Ma intanto gli comunica che dell'assessorato per la moda, promesso a suo tempo da Albertini, non se ne parla proprio:
La moda non è solo eventi e comunicazione, ma anche tecnologia, ricerca, economia, cultura. Per questo abbiamo deciso di inserire la moda nelle deleghe dell'assessore alle Attività Produttive Tiziana Maiolo, che collaborerà con me e con tutta la giunta a un ulteriore rilancio di questo comparto.Prendi e porta a casa Giorgino! E, ancora una volta, un "brava" alla Moratti, nella speranza che faccia restituire agli stilisti almeno un po' di quel tanto, troppo, che hanno preso a Milano.
Fonti: City, Libero
UPDATE: Fra le altre cose, Giorgino ha parlato anche "della necessità di una sorta di tribunale della moda che selezioni chi vuole sfilare".
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martedì, giugno 27, 2006
Quote rosa (3): brutte iene, pettegole invidiose e in competizione
Prendendo lo spunto dal progetto di legge mirante a punire le discriminazioni uomo/donna varato recentemente dal governo Zapatero, anche Francesca Senette si pronuncia sulla questione delle quote rosa:
Facciamo un esempio: se domani al vertice dei vari quotidiani [...] ci fossero solo donne sarebbe cambiata la solfa? Basterebbe un incremento delle sottane per festeggiare? Forse sì, se le donne di potere si battessero per le altre donne: qualifiche alle redattrici, mansioni importanti alle colleghe, adeguamento di stipendi e qualità del lavoro migliore per le addette alla segreteria, alla reception, alle pulizie. Scusate la schietteza: io non ci credo, purtroppo la solidarietà femminile non esiste, le alleanze rosa sono un bluff! Siamo brutte iene, pettegole invidiose e in competizione. Le discriminazioni le fomentiamo noi! L'amore per le nostre sorelle, mica ce lo impone la legge!!!
Francesca Senette, "Solidarietà femminile e utopiche quote rosa", Libero, 27 giugno 2006
Facciamo un esempio: se domani al vertice dei vari quotidiani [...] ci fossero solo donne sarebbe cambiata la solfa? Basterebbe un incremento delle sottane per festeggiare? Forse sì, se le donne di potere si battessero per le altre donne: qualifiche alle redattrici, mansioni importanti alle colleghe, adeguamento di stipendi e qualità del lavoro migliore per le addette alla segreteria, alla reception, alle pulizie. Scusate la schietteza: io non ci credo, purtroppo la solidarietà femminile non esiste, le alleanze rosa sono un bluff! Siamo brutte iene, pettegole invidiose e in competizione. Le discriminazioni le fomentiamo noi! L'amore per le nostre sorelle, mica ce lo impone la legge!!!
Francesca Senette, "Solidarietà femminile e utopiche quote rosa", Libero, 27 giugno 2006
lunedì, giugno 26, 2006
Meteoscatologia (1): prepariamoci... è in arrivo un'altra pioggia di merda
Mentre il pm Giovanni Beccaccia viene contestato dal suo capo per una certa disinvoltura nelle richieste delle ordinanze cautelari e rischia quindi un provvedimento disciplinare, il Centro Meteoscatologico QCGIC (Quello che guida i camii) dirama un bollettino meteoscatologico che prevede forti precipitazioni merdose su tutta l'Italia.Ecco i dati oggetto delle ultime elaborazioni dei modelli matematici di previsione:
[...] le dichiarazioni di Salvo Sottile, accusato di concussione sessuale, potrebbero diventare il punto di partenza di una nuova indagine sulle raccomandazioni in Rai. «Perché queste ragazze - ha spiegato il portavoce di Fini al gip Alberto Iannuzzi - se vogliono andare in questi ambienti, hanno bisogno di essere segnalate. Purtroppo lo fanno tutte...». Il verbale è stato già trasmesso alla procura di Roma. Sottile ammette di aver segnalato in Rai Elisabetta Gregoraci (senza però pretendere nulla in cambio) e sostiene che «così fan tutte» in viale Mazzini. Il procuratore Ferrara e i pm Amato e Palaia non hanno ancora deciso tempi e strategie di quella che potrebbe diventare un’inchiesta esplosiva: prima vogliono capire se Sottile sia in grado di approfondire le dichiarazioni rese a Potenza o se abbia riferito solo un pettegolezzo. Un vertice a piazzale Clodio è fissato per questa mattina.
Fabrizio Caccia, Lavinia Di Gianvito, "Il pm Woodcock contestato dal suo capo", Corriere della sera, 26 giugno 2006
Quindi, mettetevi il cuore in pace voi persone normali che avete cause pendenti da anni, voi che siete incappati nella giustizia italiana per motivi banali, che non interessano i giornali, ma che sono tanto importanti per voi.
I magistrati hanno altro a cui pensare.
Ordine dei giornalisti (1): chiudiamolo chiudiamolo... al più presto!
Che alcuni giornalisti siano finiti tra le ganasce dell'Ordine professionale a causa delle inchieste di questi ultimi tempi, non stupisce. Troppo spesso da qualche anno a questa parte c'è stata una contiguità tra informazione e poteri che andava ben oltre la necessità di curare le proprie fonti per avere notizie. Quello che sconcerta è però che la categoria non colga l'occasione per verificare quanti panni sporchi si nascondano dietro la supposta patina di imparzialità di cui presuntuosamente si avvolgono i giornalisti italiani.
[...] è di un mese fa la notizia sul presidente dell'Ordine dei giornalisti italiani, Lorenzo Del Boca, che si è recato in Tunisia per consegnare il «Blason d'amì de la Presse» al presidente della repubblica di quel paese Ben Alì. Peccato che la Tunisia sia nota in tutto il mondo per la sistematica violazione della libertà di stampa. Un Ordine così, forse, è meglio chiuderlo.
"Giornalisti superficiali e premi a chi reprime la stampa: un Ordine da chiudere", il Giornale, 26 giugno 2006
[...] è di un mese fa la notizia sul presidente dell'Ordine dei giornalisti italiani, Lorenzo Del Boca, che si è recato in Tunisia per consegnare il «Blason d'amì de la Presse» al presidente della repubblica di quel paese Ben Alì. Peccato che la Tunisia sia nota in tutto il mondo per la sistematica violazione della libertà di stampa. Un Ordine così, forse, è meglio chiuderlo.
"Giornalisti superficiali e premi a chi reprime la stampa: un Ordine da chiudere", il Giornale, 26 giugno 2006
venerdì, giugno 23, 2006
Savoia (3): il senso della monarchia
L'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia e il turbine di merda che, grazie alla pubblicazione delle intercettazioni graziosamente fornite dai magistrati ai giornali, ne ha accompagnato la notizia, potrebbe aver indotto in qualche italiano, un sospiro di sollievo."Meno male che non c'è più la monarchia", avranno pensato, "altrimenti il Capo dello Stato sarebbe questo qua".
E in effetti, Vittorio Emanuele, oltre ai tratti fisiognomici, che non è che ispirino molta fiducia, non si è distinto particolarmente, nel corso della sua vita, per migliorare l'immagine di una casata, quella dei Savoia, già ampiamente sputtanata da suo nonno, re Vittorio Emanuele III.
"Il re era buono ma stupido" aveva scritto Hemingway del Vittorio Emanuele III della Grande Guerra, quando l'Italia era alleata degli Stati Uniti. Non so se cambiò idea quando i due paesi, vent'anni più tardi, si trovarono su fronti opposti. Ma forse no, perché a giudicare dalle parole attribuite da Curzio Malaparte a un gruppo di ufficiali americani del contingente alleato che risaliva la penisola nella parte conclusiva della Seconda Guerra Mondiale, sembrerebbe che il "Little King", come lo chiamavano, continuasse a ispirare agli americani, sentimenti di tenerezza:
« Quel povero Re » disse disse il Maggiore Morris, di Savannah, Georgia « non si aspettava certo un'accoglienza simile. Napoli è sempre stata una città molto devota alla Monarchia ».Non altrettanto teneri erano i sentimenti di coloro, fascisti e, in molti casi, antifascisti, i quali ritenevano che Vittorio Emanuele III altro non fosse che il "re fellone", il traditore che abbandonò la patria "l'ignobil" otto di settembre, come cantavano i militi della X Mas.
« Eri in Via Toledo, oggi, quando il Re è stato fischiato? » mi domandò Jack.
« Che Re? » dissi.
« Il Re d'Italia » disse Jack.
« Ah, il Re d'Italia ».
« Lo hanno fischiato, oggi, in Via Toledo » disse Jack.
[...]
« Your poor King » disse il Colonnello Brand « mi dispiace molto per lui ». E aggiunse, sorridendomi gentilmente: « E anche per voi ».
« Thank a lot for him » risposi.
Curzio Malaparte, La pelle, Aria d'Italia, Roma - Milano, 1949
E c'è un'altra canzone dei tempi della Repubblica Sociale che esprime bene lo stato d'animo del momento:
Vogliamo scolpire una lapideIn ogni caso, di lì a poco, il re abdicò a favore del figlio, Umberto II, e il suo operato di quei giorni tragici è ancor oggi oggetto di discussione: da un Galli della Loggia che parla di "morte della Patria" a proposito dell'8 settembre, a un Ciampi che sostiene che la fuga del re assicurò "la continuità delle istituzioni rifugiandosi in un territorio liberato dalla presenza tedesca".
incisa su pelle di troia,
a morte la casa Savoia
noi siam fascisti repubblican.
A morte il re
viva Grazian,
evviva il fascio
repubblican!
"Vogliamo scolpire una lapide", in Inni e canti della Repubblica Sociale Italiana
Di Umberto II non c'è molto da dire se non che si comportò nobilmente quando, per evitare ulteriori tragedie al popolo italiano, decise di accettare il risultato del referendum sulla Monarchia pur sapendo che era stato taroccato; e che sembra non nutrisse molta stima nei confronti del figlio Vittorio Emanuele.
Del quale è noto l'interesse per le armi da fuoco, sia come hobby che come business.
Si dice che, negli anni '50, durante una crociera lungo le coste turche si divertisse a sparare, dalla barca, contro gli animali al pascolo, mentre, anni dopo, negli anni '70, fu indagato per traffico internazionale d'armi. Ma il momento più tragico fu nel 1978, quando, ubriaco fradicio, sparò alcuni colpi di fucile dalla sua barca, uno dei quali ferì mortalmente Dirk Hamer (figlio del famoso Ryke Geerd Hamer), che stava dormendo in una barca vicina.
Le altre sue grandi passioni, il far soldi e l'andare a puttane, hanno destato, come noto, l'interesse del magistrato di Potenza Henry John Woodcock. Il quale Woodcock, coerentemente con la sua memorabile affermazione:
Noi che viviamo in Tribunale siamo uomini fortunati perché, senza pagare il biglietto, abbiamo un posto in prima fila nel teatro della vita.si è divertito per mesi ad ascoltare le conversazioni telefoniche di Vittorio Emanuele. Facendo pagare il biglietto ai contribuenti italiani. Dopodiché ha disposto l'arresto del principe per associazione a delinquere e sfruttamento della prostituzione.
"Henry John Woodcock", in Wikipedia
Dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche si ricavano due impressioni: che questa inchiesta, come altre di Woodcock, si risolverà molto probabilmente in una bolla di sapone; e che Vittorio Emanuele non è quel che si dice un uomo dai saldi principii morali.
Si direbbe, piuttosto, che sia un trafficone e un gran puttaniere (e, non so perché, ma quest'ultima caratteristica me lo rende simpatico).
E allora, dobbiamo rallegrarci che in Italia non ci sia più la monarchia? Il fatto che un re possa essere moralmente discutibile porta automaticamente al discredito dell'istituzione monarchica? Non saprei, ma mi sembra interessante, e affascinante, anche se un tantino inattuale, quel che scrisse al proposito Alexandre Dumas:
[...] un re costruisce soltanto quando gli è accanto Dio o lo spirito di Dio. [...] sappiate sempre distinguere i re dalla monarchia. Il re è soltanto un uomo, la monarchia è lo spirito di Dio. Quando voi sarete in dubbio di sapere chi dovete servire, abbandonate l'apparenza materiale per il principio invisibile. Perché il principio invisibile è tutto. Solamente, Dio ha voluto rendere tangibile questo principio incarnandolo in un uomo. [...] Se [il] re è un tiranno, perché l'onnipotenza ha in sé una vertigine che la spinge alla tirannia, servite, amate e rispettate la monarchia, cioè la cosa infallibile, cioé lo spirito di Dio sulla terra, cioè la scintilla celeste per la quale l'umana polvere si fa così grande e così santa che noialtri gentiluomini, anche d'altissima stirpe, siamo tanto poca cosa, davanti a questo corpo disteso sull'ultimo gradino di questa scala [il corpo di Luigi XIII di Francia, ndr], quanto questo stesso corpo davanti al trono del Signore.
Alexandre Dumas, Vent'anni dopo, Gherardo Casini Editore, 1956
giovedì, giugno 22, 2006
Giornalisti cattivi, magistrati buoni: e Napolitano cosa dice?
Il Garante della Privacy, presieduto da Francesco Pizzetti, ha stabilito, con un provvedimento votato all'unanimità da tutti i componenti, che "davanti alla pubblicazione di notizie lesive della dignità delle persone e che non rientrano nel dovere di cronaca il Garante ha 'il potere e dovere di imporre il divieto di trattamento dei dati, e la sua violazione determina una responsabilità penale [...] Oggi la violazione delle norme del codice, se non costituisce un reato, è un illecito civile che può dar luogo a una richiesta di risarcimento del danno in sede civile, mentre con l'adozione di questo provvedimento diventa la violazione di un ordine dell'Autorità, che assume profili penali'" (Reuters).Anche l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, organismo di autocontrollo della categoria, è intervenuto nella questione avviando procedimenti disciplinari nei confronti di due giornalisti sportivi (che si erano occupati dello scandalo nel mondo del calcio) e invitando i giornalisti al ripetto della deontologia professionale.
Nel frattempo il Consiglio Superiore della Magistratura ha "tranquillizzato" il capo dello stato Giorgio Napolitanto riguardo alla posizione disciplinare del magistrato di Potenza John Woodcock.
Al solito: giornalisti cattivi da mazzolare e magistrati buoni.
Ma, nota Michele Brambilla di Libero:
Libero, 22 giugno 2006[...] anche i magistrati hanno un organismo di autocontrollo: il Csm. Il cui capo supremo, tra l'altro, è il presidente della Repubblica. E' troppo sperare che Napolitano faccia quello che fa l'Ordine dei giornalisti, e dica due paroline chiare e forti ai magistrati?
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